21 / GIRA ǀ Il Brasile intero che si muove con un unico (Grupo) Corpo
- Francesca Oddone
- 1 ora fa
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21
Un unico meraviglioso corpo collettivo in movimento: questa la sensazione non appena le luci bianche, che illuminano i quattordici interpreti fermi sulla scena, virano al giallo e il Grupo Corpo inizia a muoversi sul palco della Maison de la Danse, sulle sonorità calde di uno strumento a fiato.
Grupo Corpo, compagnia fondata da Paulo Pederneiras, rappresenta l'eccellenza della danza contemporanea brasiliana. Compie quest’anno cinquant’anni di attività, che sono tanti per una compagnia privata, formatasi all'epoca del governo militare; una compagnia che vive, cresce e crea a Belo Horizonte. La prima tournée all’estero (1976), e in particolare la sua lunga presenza a Parigi con lo spettacolo Maria Maria, del coreografo argentino Oscar Araiz (su musiche di Milton Nascimento), ne ha sancito il successo e il riconoscimento a livello internazionale. Grupo Corpo è stata poi, negli anni Novanta, una compagnia residente alla Maison de la Danse di Lione. E il legame con la città si avverte in maniera distinta.
La prima parte dello spettacolo, che riporta il Grupo Corpo in questo teatro dedicato alla danza, è una coreografia di repertorio del fondatore del gruppo, concepita sopra a una composizione musicale (Marco Antonio Guimarães) in cui gli strumenti – fatti di vetro, tubi in PVC, legno e acqua – giocano intorno a un sistema matematico di strutture ritmiche o coreografiche generate dal numero 21. Ma il pubblico non è tenuto a saperlo. Perché quello che esplode davanti agli occhi degli spettatori è il flusso di movimenti rotondi e trascinanti che questa combinatoria genera, fin da subito, trasferendo naturalmente alla sala l’atmosfera e la morbidezza della fusione tra danza contemporanea e radici culturali brasiliane.
Nello scoprire per la prima volta questo corpo di ballo non si può non essere colpiti dalla bellezza e dal virtuosismo dei suoi interpreti. La morfologia e la sensualità dell’espressione artistica della compagnia sembra definire un'identità, che unisce disciplina, estetica e sperimentazione. La pièce 21 mette in scena una gestualità ricorrente, come il movimento rotondo dell'avambraccio sui rintocchi di una percussione, che ricorda la lancetta dell’orologio, i rimbalzi, i movimenti sinuosi delle anche e del bacino. I costumi di Freusa Zechmeister sono delle tute accademiche perfettamente lisce e gialle che vanno a mettere in rilievo le conformazioni dei corpi, nonché tutte le sfumature di colore della pelle dei ballerini (e questo sarà ancora più evidente nella seconda pièce della serata, Gira). Le luci (Paulo Pederneiras) sono calde e vivaci, molti rossi e toni aranciati. Fino all’apparizione di un velatino a offuscare la scena. L’esito del sipario semitrasparente illuminato da dietro apporta sulla coreografia un effetto nebbia che situa momentaneamente i diciotto danzatori all’interno di uno spazio nuovo, che può essere astratto, come il tempo, o concreto, come la frenesia di una città. Può essere il mondo degli uccelli o quello degli insetti, in particolare al sopraggiungere di un unico danzatore in tuta color verde bruco, che avanza controcorrente su un piano orizzontale, in direzione opposta al movimento dell’insieme. È un percorso lento e fiero, che si compie con piccolissimi passi ripetitivi, mentre le figure del gruppo riproducono una sequenza ritmica in cui dalla posizione eretta ci sono dei cedimenti, degli ingobbimenti regolari delle spalle e del tronco, e poi una nuova espansione verso l’alto, quasi a ricordare il disegno della scala evolutiva dell’essere umano.
Nell’ultima parte di questa stessa coreografia, il disegno luci interviene direttamente sulla scena: lampade a livello del pavimento, nascoste dai corpi del gruppo che danza, compaiono a intervalli irregolari colpendo il pubblico con bagliori suggestivi. A questo punto dello spettacolo emergono ulteriori colori, molto rosso e blu: le tute aderenti divengono fiorate o rigate, le acconciature si arricchiscono di minuscoli chignons sporgenti, intrecciati e avvolti su se stessi, piccolissime piumette che sbuffano verso l’esterno. Oltre al loro valore estetico sul capo dei ballerini, i bantu knots hanno radici culturali profonde e sono associati a significati simbolici e identitari. Indossare questi nodi nei capelli è un modo sottile per connettere i danzatori con le proprie radici culturali e per celebrare l'eredità africana. La gestualità, la dinamicità, la forza, le vibrazioni e tutti gli elementi della danza afrobrasiliana sono presenti dall’inizio alla fine di questa pièce. Ma Grupo Corpo li riveste di dolcezza, di un’intensità e di un’eleganza solare, gioiosa e armonica, e di sorrisi. Alcuni passi a due intervengono nella dinamica del gruppo, all’interno dei quali danzatrici e danzatori si avvicendano, indistintamente, su una base sonora squillante, gioiosa, generata da strumenti che si confondono con zufoli di uccelli. A chiudere la rappresentazione, alcuni leitmotiv: il movimento rotatorio degli avambracci, che ha il gomito come punto di articolazione, tali e quali alle lancette che girano attorno al centro di un orologio, e le ondulazioni accentuate dei fianchi, che richiamano, insieme alla vibrazione del bacino (vibração de quadril) e il capo rovesciato all’indietro, le tradizioni africane di danza tribale e rituale e introducono alla seconda pièce della serata.

Gira
La seconda pièce proposta alla Maison de la Danse si apre su uno spazio scenico scuro, delimitato da un quadrato di tende e lumini: si direbbe l’allestimento per un rito o una veglia funebre. I danzatori sono vestiti con lunghe e ampie gonne bianche, il torace è appena velato da un tulle che si fonde perfettamente con l’incarnato di ciascuna e ciascuno. Quando danno la schiena al pubblico, ballerini e ballerine si confondono tra loro, aumentando costantemente l’idea di un Grupo Corpo unito, senza distinzioni di ruolo o di sesso, neppure nei costumi. Un giro di pittura scarlatta avvolge il collo degli artisti. Il Grupo Corpo così fusionale, si abbandona a una danza tribale che ricorda a tratti la danza dei dervisci rotanti, mentre in altri momenti richiama la sfida o l’atto sessuale tra gli elementi. La coreografia è caratterizzata da un'intensa energia fisica e da una fluidità di movimento che passa attraverso il corpo e sfocia in una sorta di trance. Come nelle tradizioni del candomblé (la religione afro-brasiliana che mescola credenze africane, cattolicesimo e spiritualità indigena), la gira indica un rituale in cui l'espressione fisica diventa una forma di connessione con il sacro e con gli spiriti. La musica jazz afro-punk dei Metá Metá sostiene una performance viscerale, pulsante e coinvolgente, che sorregge questa evoluzione progressiva verso la trance e la trasformazione spirituale.
Lo spazio scenico è concepito per accogliere costantemente tutti gli interpreti sul palco. Le quinte sono annullate. I ventidue artisti si avvicendano e, quando non sono in scena, si siedono sulle sedie disposte lungo il perimetro, coprendosi con veli scuri fino a dissolversi dalla vista dello spettatore. Invisibili, eppure percepibili, la loro presenza spirituale resta intensa, ai margini della performance, rafforzando l’atmosfera di connessione, di simbolismo e forza collettiva.
Le sensazioni che accompagnano questa fruizione sono numerose; la gira di Grupo Corpo fa pensare a un rito di iniziazione all’interno di un recinto, quasi soffocante, dove i danzatori sembrano prigionieri di una cerimonia che passa attraverso la musica e l’emotività. Sono statuette di terracotta, tutte vicine, con lo sguardo all’insù, che si liberano nella danza, nelle arcuazioni, nella potenza del gesto, quando il fiato passa negli strumenti e la cadenza fa vibrare i tamburi sacri, connettendo i corpi con il mondo degli Orixás, le divinità afrobrasiliane che hanno corrispondenze con elementi naturali, colori e danze specifiche. Gira non è dunque soltanto coreografia, è anche una esplorazione profonda di identità, spiritualità e rituali. Pur nel mistero del culto, la danza invita il pubblico a entrare in contatto con la cultura, la musica e le tradizioni brasiliane e africane, esplorando il legame tra corpo e anima attraverso il movimento.
Elementi di pregio: Grupo Corpo è una compagnia che ha un impatto scenico sensazionale e una coesione interna quasi commovente. La scelta dei costumi, equiparando i corpi femminili e maschili e sdoganando la nudità del torso, di fatto conferisce il massimo valore alla fisicità, al di là del ruolo sociale che essa detiene.
Limiti: Entrambe le rappresentazioni portano in scena le radici africane del Brasile; nel caso della pièce 21, con una coreografia sgargiante, ritmica e chiassosa, che ha compiuto trentatré anni, Pederneiras ci ripropone del suo paese un’identità stereotipata e abbastanza convenzionale, se pure gioiosa e piacevole.

Visto alla Maison de la Danse Lyon, 25 marzo 2025
21 | Creazione 1992 • 18 interpretiCoreografia: Rodrigo Pederneiras | Musica: Marco Antonio Guimarães / UAKTI | Scenografia: Fernando Velloso | Costumi: Freusa Zechmeister | Luci: Paulo Pederneiras © José Luiz Pederneiras
Gira | Creazione 2017 • 22 interpretiCoreografia: Rodrigo Pederneiras | Musica: Metá Metá | Scenografia: Paulo Pederneiras | Costumi: Freusa Zechmeister | Luci: Paulo Pederneiras, Gabriel Pederneiras
Produzione - 21 / Gira • Produzione Grupo Corpo
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